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PANORAMA - Nicola Zottoli PANORAMA - Cesare Zottoli Fotografo

Monumento ai Caduti

DOVE SI TRAVA

Piazza Vincenzo Freda

 

DESCRIZIONE

Il 6 agosto 1928 venne inaugurato nella piazza principale di Acerno il monumento ai caduti della Grande Guerra, offerto dai concittadini emigrati negli Stati Uniti d'America.

Le comunità coinvolte nell'iniziativa furono quelle di New Haven, Stamford e Hartford nel Connecticut, Philadelphia e Hazelton in Pennsylvania, Newark e Willington nel New Jersey, Yonkers e Brooklyn di New York, Chicago nell'Illinois. La sottoscrizione, grazie anche al ricavato di un ballo, raggiunse la ragguardevole cifra di $ 2427.42.

Aderirono complessivamente 214 emigrati originari di Acerno. Accanto ai cognomi familiari, troviamo nell'elenco i primi William, James, Freddy, Frank, Joseph. Le offerte più consistenti furono le seguenti: Dottore V D'Elia (New Haven) $100 - Avvocato Charles Giffoniello (Newark) $ 59 - Prof. A. Vestuti (New Haven) $ 50 - Agente Consolare Ismaele Notarfrancesco (Hartford) $ 50 - Dottore Antonio Bove (Philadelphia) $ 50.

Il Comitato appositamente costituito negli USA, sotto la presidenza onoraria del dott. D'Elia, era così composto: Eligio Petrelli presidente, Giovanni Vestuti, Vito D'Urso, Luca Petrelli, Gennaro Paolillo e Antonio Juliano membri, Giuseppe Cappetta segretario.

Donato A. Salvatore fu Nicola scrisse da New Haven questa commovente lettera al Podestà di Acerno:

In questo giorno sacro alla loro venerata memoria oh quanto avrei voluto trovarmi costà, ma... se non di presenza certo, in questo menwrando giorno, forse più che altri, vola il mio pensiero a voi, e, piango e gioisco con Tuoi., con tutto il Popol nostro, per la grande dimostrazione e manifestazione di stima e riconoscenza perenne che la nostra Acerno tributa ai suoi Grandi che furono.

Gioisce e piange l'animo mio, forse più che altri, inquantocché io fui l'iniziatore, proponente e forte sostenitore di questa, io credo, bella idea che non appena feci la proposta, in una seduta del nostro Club Acernese, fu subito approvata ad unanimità, da tutti l 'presenti; e fu subito un movimento irrequieto; e seduta stante si aprì la sottoscrizione che io, poi, pubblicai su un giornale italiano locale (Nicolino Vestuti informi) per estenderlo alle altre colonie Acernesi, in altre città e villaggi, perché cooperassero con noi di Nerv Haven, a tale nobile scopo, e tutte risposero affermativamente all'appello, mandando il loro obolo, secondo la lista che, credo, il Comitato di qui, debitamente, vi abbia fatto tenere.

Non solo a Voi parlo, onorevole Podestà, ma per bocca Vostra a tutta la mia cara Acervo che per forza di eventi non vedo da ben 45 anni, che mi hanno invecchiato qui, e forse alcuni, bene o male, poco mi ricordano; ma se invecchia il corpo non invecchia tanto lo spirito ed il pensiero, che giunge dove vuole, ed il mio pensiero ho sempre tenuto rivolto e fisso alla mia cara Acerno che, come ho detto, per forza di eventi, non vedo da tanti anni, l'ho tutta impressa torve la lasciai...

Presto fede a quanto mi dicono i nuovi venuti, che oggi, dicono, non è più quell'Acervo di tanti anni fa; oggi, dicono, è tutta differente di ieri essendo stata modernata ed abbellita di tutte le più nuovissime comodità; e ne era tempo, da molti anni dietro, e nulla mai si effettuava, perché?... per chi?... mah! Il tempo è galantuomo e tutto travolge e cambia come cambia la fisionomia dell'uomo; diciamo col vecchio proverbio "meglio tardi che mai".

La somma raccolta negli Stati uniti corrispondeva a £ 39.000. Il Municipio ne spese altre 30.000 per il trasporto e la messa in opera del monumento, lo spostamento di una fontana, l'impianto di due nuove fontanine e la pavimentazione della piazza.

La mattina del 6 agosto 1928 arrivò puntualissimo da New Haven il seguente telegramma:

Spiritualmente presenti inaugurazione riverenti salutiamo sacra memoria compaesani caduti sublime visione Italia più grande rispettata. Comitato Monumento.

Come riferì la Gazzetta degli Alburni, erano presenti alla cerimonia l'Arcivescovo di Salerno mons. Grasso, l'on. Farina, autorità civili e militari. Dopo l'intervento del Podestà Pasquale Lupo, parlò Alfonso Potolicchio.

Per curiosità del lettore, riporto la parte finale del resoconto giornalistico:

Dopo la cerimonia si formò un imponente corteo: Musica, Piccole Italiane guidate dalle sig.ne Cotugno e Carusi, scolaresche con gl'insegnanti, Balilla e Milizia agli ordini del Capomanipolo Giannattasio, Società Operaia, Fascio, Circolo Cattolico, Autorità e gran folla di popolo si recarono al Municipio dove era preparato un sontuoso buffet. S.E. l'Arcivescovo poi, con gentile pensiero tenne a pranzo nel suo palazzo tutte le Autorità.

Il Comitato locale pro monumento, presieduto dal Podestà e composto dal Segretario politico, dal fiduciario dei Sindacati sig. Vincenzo Viscido, dal Segretario comunale prof Salvatore, e dal medico dottor De Blasio, ed il Comitato della festa del Patrono, fecero a gara per la ottima riuscita delle cerimonie.

Ecco di seguito uno stralcio del discorso pronunciato da Alfonso Potolicchio:

Concittadini!

Mi sia consentito innanzi tutto di dire a voi ed ai fratelli residenti negli Stati Uniti d America tutta la mia commossa gratitudine, perché avete voluto con pensiero cortesemente concorde che in questa sagra patriottica e civile fossi io, ancora, la voce del vostro pensiero e del vostro cuore.

A voi e a quanti dal Capoluogo della Provincia e dai comuni limitrofa, autorità e cittadini; hanno voluto unirsi a noi nell'odierna celebrazione, con gesto nobilmente solidale di cui serberemo riconoscente ricordo, parlerò breve e semplice come richiede l'austerità del rito che qui ci raduna.

Otto anni or sono, in questa stessa piazza ci raccolse lo stesso nobile intento, quando alla memoria dei nostri 35 eroi consacrammo un ricordo marmoreo. Ben modesto era il ricordo. Tanto consentivano quei tempi di bassa atmosfera politica, quando per opera nefasta di governi imbelli; che vivevano "quanto vivono le rose" era svalutato o misconosciuto l'alto e complesso significato ideale della Vittoria, e il sacrificio dei prodi caduti poteva, tutt'al più, esser buona occasione afar scorrere fiumi di rettorica e a far rievocare a freddo, conte a soddisfazione d'un accolta di accademici, i canti, certamente sublimi, di Simonide o di Leopardi.

Ricordare i caduti in guerra, oggi, non è solo onorare di pianti i cari concittadini che immolarono la fiorente giovinezza sull'ara della patria, o educare con pie mani fiori sulla loro tomba, o evocare la memoria indulgendo ai bisogni del cuore. Ricordare gli eroi, significa oggi, anche, e specialmente, esaltare le virtù della stirpe, ricongiungersi idealmente al nostro passato glorioso, celebrare la guerra e la vittoria, benedire all'immenso sacrificio, ritemprare, in austere vigilie, gli animi a maggiori ardimenti.

Esser congiunto dei caduti in guerra è, oggi, segno di nobiltà e di grandezza nuova; è distintivo di un'aristocrazia prima sconosciuta, è privilegio altissimo che dà diritto alla riconoscenza della nazione. Ricordatelo, o miei concittadini! Sappiatelo, o genitori, o spose, o fratelli di questi 35 eroi che oggi consacriamo all'immortalità.

Voi di questa terra nostra siete la parte più eletta. La patria comune, resa grande e gloriosa anche dal loro sacrificio, santifica il vostro dolore senza fine, e, riconoscente, e amorosa madre, vi bacia in fronte, sulla fronte che intristì nelle ore dell'angoscia inenarrabile e che ora riluce di compostezza virile e serena, e vi dice il suo amore nel palpito unanime e fraterno del popolo nostro che visi stringe intorno.

Signori!

Un fatto nuovo dà un significato particolare alla nostra celebrazione. Presenti qui. con noi spiritualmente sono centinaia di nostri concittadini che da anni risiedono negli Stati Uniti d America ed onorano la patria e la terra natia con le opere feconde del lavoro, sentinelle avanzate della patria lontana. Questi monti tra cui essi nacquero e da cui trassero impeti generosi e forte sentire e virilità di propositi, essi non li hanno dimenticati.

Prova eloquente del loro memore affetto al suolo natio è quel bronzo che vedete piantato sul travertino durevole. Loro fu il pensiero che più degno ricordo tramandasse alla posterità i nomi degli eroici concittadini caduti. Veramente generoso fu il loro contributo perché l'idea accolta volentieri e favorita, non solo con parole, dal Podestà e dalla cittadinanza, si potesse così decorosamente attuare.

Felice fu certo il loro pensiero a cui l'artefice dette forma nel bronzo. L'Italia vittoriosa che mostra al fante un simbolo di vittoria alata verso cui quegli muove anelante e come rapito alla terra, oltreché rendere sensibile la storia ideale della guerra e della vittoria, a cui cooperando i nostri eroi han conseguito la meta immortale della gloria, può ben avere anche il valore di un simbolo augurale per la maggiore gloria avvenire della Patria, se, come il fante, non rifuggirà dal sacrificio, se, si considererà come tutto un esercito sempre in marcia verso nuovi e migliori destini.

Ma nel dono dei fratelli residenti in America non solo il ricordo della tema natia e un tributo d'amore ai compagni della fanciullezza caduti in guerra io riconosco. In esso io scorgo un chiaro riflesso della loro nuova coscienza italiana,, un segno di fede, di amore, di orgoglio per la patria lontana.

Quel bronzo adunque è, gentile messaggio d'amore civico e patrio, è voce augurale e virile incitamento, che ci viene da cuori- fratelli per le vie dell'oceano; e ci giunge particolarmente grato oggi, 6 agosto, nell'imminenza della festa del Patrono, ricorrenza che annualmente suol ricongiungere ai presenti i lontani e rinsaldare affetti e memorie dolci e care al nostro cuore. Noi accogliamo con cuore fraterno la loro voce, e mandiamo loro il commosso saluto dell'animo che intende il valore e il significato del loro nobile, gesto, ed insieme il ringraziamento della cittadinanza e l'augurio per le loro maggiori fortune e l'incitamento a mostrarsi degni e fieri del nome italiano in ogni contingenza della vita, degni figli di questa comune terra natia, operosi, onesti e, dei quali abbia a gloriarsi sempre, ad arrossire mai il paese, che dal loro fervente civismo altro ancora può attendere.

Concittadini!

Sento oggi nell'animo e vedo nei vostri volti e in tutto il paese parato a festa il segno infallibile della commozione e degli affetti propri delle giornate memorande. Questo sventolio di bandiere, questa festa di colori, questa varia folla che religiosa mente si stringe intorno al monumento che oggi s'inaugura alla memoria e alla gloria dei suoi eroici figli, questo stuolo gentile di fanciulle che lo cinge come una corona di viventi fiori umani: tutto mi dice l'intima e insolita commozione che c'invade.

L'ora è propizia. Dai nostri petti di cui lo stesso pensiero e gli stessi sentimenti di esaltazione civica, di patriottismo e di fede religiosa fanno un'anima sola vibrante e commossa, si levi riverente e grato il coro della riconoscenza per questi eroiche non morranno mai nella nostra memoria. Si volga il nostro pensiero ad essi, che saranno scuola perenne d eroismo, e di sacrifizio ai giovinetti, che vivranno ad ammonire capi e gregari, a consigliare, ad incitare:, ad alimentare in perpetuo la fiamma dello spanto eroico. Essi che non muoiono!

Da: SCRITTI, Alfonso Potolicchio, 2000, Ugo Boccasi Editore

 

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