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PANORAMA - Nicola Zottoli PANORAMA - Cesare Zottoli Fotografo

Cattedrale di San Donato

DOVE SI TROVA

Viale San Donato

 

VISITE ed ORARI DI APERTURA

 

 

DESCRIZIONE

La Cattedrale intitolata al Santo Patrono di Acerno rappresenta il massimo monumento religioso della storia di Acerno, la quale è soprattutto storia religiosa. Secondo la tradizione, infatti, la nascita della comunità cristiana di Acerno risale proprio agli albori della Chiesa Cristiana (sec. V), parallelamente a quella di Salerno. La sua origine come sede vescovile ha dunque radici lontanissime, ma la documentazione storica ci riporta, purtroppo, solo al sec. XII, allorquando abbiamo la prima testimonianza della presenza di un vescovo in questo angolo della Campania. Cessò di essere sede vescovile nel 1818, vale a dire l'anno dell'ultimo concordato tra la S. Sede e il regno di Naopoli. All'epoca dei Borboni, infatti, ci fu una sorta di "revisione generale", per cui vennero soppresse numerose piccole diocesi del Regno. Acerno, tuttavia, subì una sorte migliore delle altre, poiché è vero che fu soppresso il vescovo, ma la diocesi rimase comunque, sotto la guida pastorale dell'Arcivescovo di Salerno, il quale in tal modo divenne anche "Amministratore perpetuo della Diocesi di Acerno".
La Cattedrale, più volte distrutta e ricostruita nel corso dei secoli, vede l'inizio l'ultima ricostruzione nel 1575 e il suo completamento in stile tardo-rinascimentale nella prima metà del 1600. Agli inizi del 1700 ampi restauri ne determinano la linea architettonica barocca e viene arricchita da numerosi affreschi raffiguranti i quattro Evangelisti, la gloria di S. Donato (del Pallante 1797) , il martirio del Santo e l'arrivo del Sue reliquie ad Acerno. Verso la fine dello stesso secolo viene eretto il campanile rastremato a più ordini e sormontato da cuspide a bulbo. Si possono ammirare anche gli stucchi del transetto e della sacrestia.
Di particolare rilievo èra l'altare maggiore composto da finissimi marmi di cui restano solo pochi segni. Nella nicchia sovrastante l'altare maggiore è venerata una antichissima statua lignea di S. Donato, mentre insigne opera d'arte è la statua d' argento del Santo (1773) utilizzata nelle processioni.
I restauri eseguiti dopo i gravissimi danni a causa del sisma del 1980 e delle successive incursioni vandaliche, ne hanno modificato in parte l'assetto architettonico interno, ma nelle ultime fasi si sono realizzate delle suggestive opere d'arte che, mentre rendono il sacro edificio utilizzabile per l'esercizio del culto liturgico, ne impreziosiscono il valore architettonico e ne riassumono egregiamente il significato simbolico e storico del massimo Tempio cittadino. Si fa riferimento specificamente al nuovo altare basilicale che troneggia nel centro del presbiterio, alla cuspide in rame del campanile nelle medesime dimensioni e forma dell'originale e soprattutto alle porte di bronzo che ornano l'ingresso del Duomo.
Don Raffaele Cerrone

 

Il suo monumentale settecentesco altare maggiore
La chiesa Cattedrale di Acerno, nella sua storia ultramillenaria, non è stata sempre la stessa, né probabilmente sempre allo stesso posto. La costruzione dell'attuale edificio sacro ebbe inizio nel 1575, sotto la direzione del Maestro Branca di Cava dei Tirreni.
Di stile tardo rinascimentale è a croce latina, con tre navate sorrette da archi a tutto sesto su tre grossi  pilastri a doppia fila. Nel 1700 la chiesa ha subito una radicale trasformazione in stile barocco, con volta a semibotte, sia nel transetto che nella navata centrale, mentre nelle navate laterali è presente la volta a vela in pietra. I pilastri sono cruciformi, con paraste poco pronunciate e sormontate da capitelli compositi. Gli ingressi che immettono nelle rispettive navate sono tre: quello centrale è molto più alto rispetto agli altri due, in perfetta sintonia con le rispettive navate. La navata centrale è illuminata da un rosone, due finestre poste sul prospetto principale e da altre otto laterali, poste in alto e superiormente alle arcate centrali, utilizzando la diversa altezza tra la navata centrale e le due laterali. Ciascuna delle navate laterali è illuminata da una sola
finestra posta in facciata ed è coperta da volte ribassate. Trasversalmente alle navate è situato il transetto che si allunga per l'intera larghezza della Chiesa.
Nell'intersezione della navata centrale con esso insiste una cupola emisferica intradossata, sorretta da quattro archi a tutto sesto impostati su quattro robusti pilastri cruciformi e decorata con stucchi di finissima fattura. I bracci del transetto sono coperti da volte a botte intersecati da voltine in corrispondenza delle quattro finestre poste in alto. Le estremità sono illuminate da altri due finestroni, affiancati da grandi angeli recanti nelle mani i segni della passione di San Donato Vescovo e Martire di Arezzo del IV secolo o degli eventi prodigiosi che contrassegnarono la sua missione apostolica.
L'ampiezza, la piena luminosità e la grande elevazione determinata dalla maestosità del transetto, culminante nella cupola, creano una forma di centralizzazione della chiesa (pur essendo essa a forma di croce latina) evocatrice della bellezza dei templi antichi a pianta circolare e presente nei grandi maestri rinascimentali che miravano alla creazione della bellezza formale e alla coerenza con il simbolismo del cerchio e delle sfera come la migliore rappresentazione della perfezione del Signore del Cielo e di ogni bellezza creata.
La navata centrale termina nell'abside con il presbiterio, nel cui fondo, ma non addossato alla parete, è posizionato il monumentale altare settecentesco.
Sulla parete retrostante l'altare maggiore è ricavata la nicchia del Santo Patrono, decorata simmetricamente da quattro paraste poco pronunciate, sormontate dai capitelli compositi in un contesto architettonico neoclassico; sulla sommità un rosone illuminante l'intero complesso absidale è arricchito da due angeli (adagiati su due semiarchi) che recano nelle mani le insegne episcopali: la mitria e il pastorale.
Il canonico Antonio Paolillo nella prima metà del secolo scorso, descriveva l'altare maggiore, semidistrutto dal vandalismo del dopo terremoto del 1980 nel modo seguente.
"E' formato da marmi finissimo, di sì finita fattura e magnificenza da destare l'ammirazione di quanti l'osservano. Nel centro della sua mensa poggia un artistico ciborio di argento dorato, di forma ovale, fiancheggiato da due angioli di marmo statuario, bellissimi, raffigurante la Fede e la Speranza, e sormontato da un tempietto a colonnine terminate da splendidi capitelli di bronzo dorato, alla cui base c'è un artistico pellicano in marmo bianco nell'atto di porgere il cibo ai suoi piccoli squarciandosi il petto e simboleggia la Carità. Ai f ianchi de l l 'Al tare , in atteggiamento di adorazione, poggiano due splendidi angioli in marmo finissimo che sorreggono ciascuno un candelabro. La mensa è sorretta da due colonnine scanalate di marmo prezioso, con gli spigoli chiusi in laminette di bronzo dorato. Sotto di essa al luogo del paliotto, si ammira un'urna funebre di marmo colorato, con fregi di bronzo dorato. Semplicemente ammirabili sono le cornici che sormontano i gradini del detto altare".
Tale descrizione indica chiaramente quella particolare linea architettonica "non bombata" del barocco napoletano che ebbe come caposcuola Cosimo Fanzago (1593-1678). Nei progetti di questo artista, infatti, l'adozione di strutture classiche è arricchita da elementi.......
Don Raffaele Cerrone

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