DOVE SI TROVA
Via Rimembranza
VISITE ed ORARI DI APERTURA
Non è visitabile all'interno a causa del sisma del 1980
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DESCRIZIONE
La costruzione di questo complesso edilizio francescano è contemporanea a quella della Cattedrale di San Donato. Colui che promosse e sollecitò con grande diligenza la fondazione e l'erezione del Convento fu il padre Fra Giovanni da Acerno, molto stimato e ben voluto dal clero e dal popolo. Egli, infatti, seppe concretizzare il grande desiderio che l'intera cittadinanza nutriva da gran tempo di avere tra le proprie mura un convento di Religiosi francescani per la singolare devozione e il grande affetto che portavano verso il glorioso Padre S. Francesco e il suo Regolare e Osservante Istituto; e si decise di intitolarlo a S. Antonio da Padova. Il Vescovo di Acerno Mons. Francesco Orefice diede il suo beneplacido ed il Sommo Pontefice Gregorio XIII il 25 Settembre 1581 firmò la bolla di fondazione. Il suolo per la costruzione venne donato dall'Università di Acerno.
Eccone la descrizione: "Alla parte superiore delle mura di detta città di Acerno v'è un bel piano nel quale sta situato come un quadrato perfetto il nostro Convento col suo frontespizio verso Mezzogiorno da venti passi lontano dall'abitazione dei secolari". I frati giunsero ad Acerno il 1-05-1584 e tra l'entusiasmo del popolo diedero inizio alla costruzione del Convento e della Chiesa, che "con opera e industria dei religiosi e singolarmente paesani e con l'elemosine somministrate a tal fine anno per anno dall'istessa comunità e particulari, è stato alzato, aumentato e ridotto a perfezione". Nel Convento vi erano tre dormitori tutti finiti e ornati di ogni suppellettile necessaria. Il chiostro era affrescato con scene della vita di S. Francesco. Tali affreschi, però, furono coperti di calce quando, dopo l'incameramento dei beni degli Ordini religiosi da parte dello Stato italiano (1861-62) , con le "leggi eversive" , la struttura conventuale fu consegnata al Comune e di essi si perse ogni traccia.
La riscoperta causale avvenne per opera di alcuni studenti dell'Istituto Professionale "F. Trani" negli anni '60, la cui sezione, istituita dallo scrivente, per gentile concessione del Sindaco R. De Nicola, era allocata nelle aule che un tempo avevano ospitato la scuola elementare e la "banda musicale operaia" prima, poi la "banda civica musicale" quando divenne municipale e, in seguito, "Juppa Vitale" quando fu ricostituita da don Andrea Cerrone.
Al centro del chiostro vi era una cisterna ampia, sufficiente per le necessità dei frati e anche dei cittadini.
Il cronista padre Bonaventura Tauleri da Atina, dal quale abbiamo attinto queste notizie, riferisce anche che alla fine del 1600 nel Convento "vivono dieci religiosi, ma ne potrebbero vivere quindici". Egli traccia anche una suggestiva descrizione di Acerno soprattutto dal punto di vista zoologico. "Acerno è una città piccola sopra una montagna e d'ogni intorno similmente vi sono monti altissimi e boschi tanto folti e scoscesi che v'abitano orsi e ogni anno se ne ammazzano dagli uomini di questa città e d'altre terre vicine".
La Chiesa: essendovi anche quello di giorno nella chiesa, dietro l'altare maggiore". La volta della chiesa all'inizio in legno e ornata da bellissime tele, successivamente fu trasformata in stucchi di stile barocco col sistema dell'incannucciata. Anche la statua di S. Antonio fu dall'altare laterale trasferita in una nicchia al centro di un'imponente struttura in legno dorato che faceva da sfondo all'altare maggiore mentre al suo posto venne collocata un'artistica tela raffigurante S. Francesco, ritenuta se non propria di Luca Giordano, almeno della sua "Scuola". Essa attualmente dovrebbe trovarsi nel "forte" della Chiesa parrocchiale, dove fu collocata da don Andrea Cerrone per prevenire un non improbabile trafugamento. La sacrestia "è ornata di ogni comodità e parati di ogni sorta proporzionati alla qualità della città".
Ampia, altissima, era ricca di suppellettili in noce massello che coprivano tutte le pareti, compresa quella rivolta a sud-ovest, dove tuttora sono evidenti i resti di un grande affresco raffigurante la deposizione dalla croce.
Don Raffaele Cerrone