Anche l'Antichità ha "conosciuto" i "santuari", ossia luoghi speciali di culto, dedicati a qualche divinità.
Nel mondo cristiano, essendo la religiosità incentrata, soprattutto nei primi secoli, essenzialmente su Cristo, la parola santuario venne ad indicare le reliquie di un martire od anche il reliquario che le conteneva; santuario furono dette anche le bende che eventualmente avessero "toccato" tali resti, o, a volte le tombe che li custodivano. Successivamente il termine servì a significare anche il presbiterio, la sagrestia, il cimitero ecc. Solo lentamente nel mondo occidentale si è pervenuti agli attuali significati, per indicare, cioè, un luogo sacro o anche una chiesa meta di pellegrinaggi. Si ricorda che una disciplina della materia si è avuta solamente nel decorso secolo con la promulgazione del Codice di Diritto Canonico.
Tanto premesso possiamo affermare che questi luoghi di culto si sono moltiplicati nei secoli passati ed hanno gradatamente assunto, e in gran parte, il nome della Vergine.
Così avvenne che, intorno al 1615, il Vescovo Serrano, di origine spagnola, creò nella piccola Diocesi di Acerno due santuari, uno a Montecorvino, dedicato alla Madonna dell'Eterno, l'altro ad Acerno, intitolato alla Madonna delle Grazie.
Il Santuario di Montecorvino, forse perché spesso è stato amministrato da religiosi francescani, oggi è conosciuto a livello di comprensorio; quello di Acerno ha avuto (ed ha) una risonanza tutta locale, o, al più presente, fra gli Acernesi emigrati all'estero od inurbatasi in varie realtà cittadine.
Il Santuario di Acerno, costruito, quindi, intorno al 1615 e su un precedente sacello, pure intitolato alla Madonna, ma Immacolata, si chiamò originariamente Chiesa dell'Immacolata e delle Grazie: tanto anche a seguito di grazie che molti fedeli ritennero essere state a loro elargite per intercessione della Vergine.
A seguito, anzi, di un particolare episodio capitato durante la costruzione della Chiesa, il quella Chiesa con il solo riferimento di Madonna delle Grazie. Così come avviene oggi. Ma quale è questo episodio? Ci è riportato in uno scritto di un Rettore della Chiesa vissuto nel 1700.
Trattasi, in sostanza, del "salvataggio" miracoloso di un adolescente, che uscì indenne nel rovinoso rotolarsi a valle di un grosso albero di castagno, segato da boscaioli, che con la sua mole impediva i lavori di costruzione della Chiesa. I cittadini erano convinti che quell'albero, data la circonferenza di base del suo tronco, non potesse essere reciso. In tale convincimento si ritrovava evidentemente il ragazzo, di cognome Freda,, che, mentre gli operai si apprestavano a recidere l'albero, era riuscito, non visto, a salire su di esso ed ad appollaiarsi sulla sua cima. Egli, pertanto, rotolò con l'albero per decine di metri lungo la sottostante ripida scarpata senza subirne alcun danno. La gente gridò allora così al miracolo. Di qui (ma non solo per questo: si ricordano siccità ed non solo per questo: si ricordano siccità ed inondazioni, superate grazie alle suppliche fatte alla Vergine) il titolo di Madonna delle Grazie.
Oggi il Santuario, soprattutto nel mese di maggio, è meta di pellegrinaggi: non c'è acernese che non salga lassù a portare un fiore o a recitare una preghiera. Il 2 luglio, ricorrenza della festa si recano al Santuario anche gruppi sempre più numerosi di acernesi residenti in altri Comuni. La chiesa, danneggiata dal sisma dell'80, fu una delle prime, nell'ambito della Diocesi ad essere restaurata e aperta al pubblico e senza l'intervento dello Stato. Di tanto l'Arcivescovo diede atto in scritto al Rettore.
E' vero che l'intervento tempestivamente richiesto, e tempestivamente accertato e finanziato, risultò poi cancellato da parte della Sovrintendenza, ma la Chiesa oggi, senza alcun aiuto pubblico, risulta totalmente
restaurata ed abbellita. A partire, infatti, già dagli anni antecedenti il terremoto, sono stati rifatti il tetto, la sagrestia, il portone d'ingresso, la porta della sagrestia, l'impianto elettrico e di amplificazione, la ripitturazione, il restauro dei due altari, l'intonaco della "facciata esterna" ecc. Con l'intervento poi del Comune e della famiglia Sansone sono state ricostruite le mura di sostegno lungo la strada per Calabritto e, quella che, nel cortile, fungono da sostegno al castagneto sovrastante; su queste da poco è stata installata una Via Crucis, dono di due artisti locali, Angelo Cerasuolo e Donato Olivieri. Una serie di panchine, create in due riprese, offrono ai pellegrini l'occasione di godere anche della frescura che il sito promana e della bella cornice di fiori che arredano le aiuole dell'ampio cortile per l'instancabile impegno di alcuni devoti. Un bel cancello, in ferro di alcuni devoti. Un bel cancello, in ferro battuto, opera degli anni '30, danneggiato dal sisma dell'80, oggi è posto a protezione del luogo sacro; davanti ad esso emerge un'icona della Madonna, che pare voglia indicare la strada al viandante diretto a Calabritto o nei boschi del Polveracchio. L'interno della Chiesa, che pure è stato definito una "bomboniera", non presenta elementi di particolare rilievo. Tutto è incentrato sull'immagine della Madonna, che, però, è una copia fotografica del "quadro" trafugato anni or sono; una sua copia originale su legno fu di seguito ritrovata ed è quella che si porta in processione durante la ricorrenza della festività.
Ma gli acernesi si attendono un ulteriore miracolo: la restituzione del quadro originale. Esso aveva una particolarità: la Madonna "reggeva" il figlio non tenendolo sul braccio destro, ma sul sinistro dalla parte del cuore! Tale particolare ci ricorda l'origine greca dell'immagine e quindi, il periodo dell'iconoclastia...cosa che parrebbe sarebbe stato trovato nascosto in una grotta. confermata dalla leggenda secondo la quale il quadro sarebbe stato trovato nascosto in una grotta.
Ma al di là del quadro, gli Acernesi sono convinti che la Vergine delle Grazie stia sempre lì a vegliare su di loro. Ne è riprova un episodio occorso giorni addietro a due adolescenti che sono "rotolati" con la loro macchina per decine e decine di metri giù per la ripida scarpata che sottostà al Santuario.
Ebbene, anche essi, come il giovane del '600, si sono salvati ed hanno potuto risalire con i loro piedi la scarpata. Durante il "volo" avevano avuto solamente il tempo di invocare la Madonna.
Don Raffaele Cerrone